Relazioni

Fonti Alte - Spitz di Tonezza  m. 1696 – Per la parete NE

L’attacco si trova a circa 1500 metri, nel centro della parete e nel punto più basso di questa. Lo si raggiunge sia dal Colle Tarbisa (m.1283, presso il Km. 4,5 della rotabile Tonezza-Folgaria) in ore una; sia dal Passo della Vena (m.1546) al settimo Km. di detta rotabile: ore una. 

Si sale per lastroni obbliquando leggermente a destra, superando due leggeri strapiombi  fino ad arrivare ad una piccola cengia posta a quaranta metri dall’attacco (due chiodi). Si sale verticalmente per circa trentacinque metri  (cinque chiodi) fino ad un’altra piccola cengia lunga circa quindici metri e coperta di mughi. La si percorre a destra in tutta la sua lunghezza, poi si sale verticalmente per circa quattro metri e, superando uno strapiombo, si arriva ad una terza cengia. Si supera un nuovo strapiombo (chiodo) e poi, obliquando leggermente a destra per una ventina di metri, si arriva ad un gruppo di mughi. Si traversa a sinistra per circa venti metri, quindi per un canalino coperto di mughi e obliquando leggermente a destra, si punta direttamente alla cresta dalla quale in breve alla vetta. Altezza della parete: metri 200 circa. Difficoltà di quinto grado inferiore. Tempo impiegato: ore otto.

Prima ascensione: O.Faccio, G.Cogo e U.Conforto, 20 settembre 1933

 

Pasubio - Soglio Rosso - Il Grande Camino

Il fianco che il Soglio Rosso rivolge verso la Voragine, la grande gola dalle pareti verticali che lo separa dal Soglio D’Uderle, è inciso per tutta la sua altezza da un profondo camino, sbarrato da numerosi strapiombi e massi incastrati. A lungo si era discussa la possibilità di salita diretta, fino a che Piero Pozzo e Francesco Padovan ne scalavano la prima parte, superando difficoltà estreme: nel ritorno da tale tentativo Pozzo per poco non perdeva la vita, in seguito a caduta provocata dal distacco del chiodo che sorreggeva la corda doppia. L’anno dopo, il 1936, vide ancora un tentativo di Pozzo con Luigi Bertoldi e Lauro Giordani, che poco dopo perdeva disgraziatamente la vita sulla Cima Canali. Questi fatti  mi convinsero che la salita completa del camino fosse quasi impossibile, e che si dovesse considerare la possibilità di uscita dal camino sulla parete sinistra, una volta raggiunto il punto “Pozzo”. Mi accordai nell’estate del 1937 con Francesco Padovan, che già mi era stato valido compagno nella prima ripetizione della via Gluck-Rezzara sulla parete SE di Cima Grohmann (Sassolungo). Il Padovan, anche primo salitore della parete S del Soglio Rosso, mi fu di prezioso aiuto nel superare il tratto già percorso con Pozzo e nel forzare il durissimo passaggio chiave. in uscita dal camino, di estrema difficoltà e su roccia molto friabile. L’ulteriore percorso si svolse come prospettato lungo la parete di sinistra, dove pure furono superate difficoltà di grado estremo.

Attacco: nel Voro d’Uderle, subito a destra del Camino che scende tra la guglia del Frate e il Soglio Rosso ed in corrispondenza di una specie di canale collegato al grande camino. Dopo quindici metri s’incontra un salto e subito dopo un secondo (difficili). Qualche metro sopra il secondo salto, si esce fuori dal camino in traversata a sinistra per 10 metri. Continuando poi diritti all’esterno del camino per trentacinque metri circa, si giunge presso l’imbocco di una grande caverna, formata dal camino e che si sprofonda nella montagna (essa è alta circa 70 metri, larga 10-20 metri, profonda circa 25 metri. Vi si potrebbe entrare con una traversata di circa otto metri a destra). Proseguendo obliquamente verso destra in 10 metri si arriva sull’orlo della volta della caverna. Qui si affronta un tratto espostissimo di roccia rossa e marcia. Dopo cinque metri (estremamente difficile – chiodo), occorre traversare verso destra, rientrando nel camino ed imboccando un canalino (inciso nella parete del camino) che si segue per dieci metri fin sotto un salto di roccia. Si supera questo attraverso un buco (camino interno – sei metri); si prosegue nel camino (verticale ed estremamente difficile) per circa venti metri, giungendo sotto un caratteristico tetto costituito da tre massi disposti a gradinata rovescia, che si superano direttamente (estrema difficoltà – due chiodi). Si arriva così alla sommità della volta della caverna che si presenta in tutta la sua imponenza. In alto si apre un largo e profondo camino all’esterno bloccato da grandi massi, che non si può superare. Si traversa su parete a sinistra (chiodo – esposto) per circa sei metri, uscendo dal camino, indi si sale obliquando a sinistra per trentacinque metri (oltremodo difficile) arrivando ad un diedro che si lascia a sinistra per seguire invece un altro piccolo diedro che sale obliquando a destra (venti metri). Si traversa a destra per quattro metri e si incontra uno spigolo; per questo (venticinque metri) e per un canalino verso destra si arriva al ciglio dello spallone che porta facilmente alla vetta. Dall’attacco: ore sette. Altezza dell’arrampicata: circa 250 metri - Tre tratti di VI ed uno di V.

Prima ascensione: U.Conforto, Francesco Padovan  3 ottobre 1937

Autore: U.Conforto

 

Altipiani - Cimoncello - Spigolo Sud Est

Considerando la formidabile esposizione, l’epoca in cui è stata realizzata,e la particolare solidità della roccia, questa salita è da ritenersi un itinerario classico della zona.

Dalla selletta sotto lo spigolo rimontare lo zoccolo erboso fino ai piedi del contrafforte di roccia grigia che fa da base allo spigolo ed attrezzare il primo ancoraggio su una grossa clessidra. Salire verso sinistra su un pulpito esposto (III), dal quale si obbliqua sullo spigolo di destra per superare il contrafforte. Raggiungere nella comoda cengia soprastante la base della parete (S1 - 30m. IV). Salire diritti una compatta placca grigia, dopo alcuni passi a sinistra proseguira in verticale superando una pancia e, seguendo i frequenti chiodi, salire un diedrino e superare il seguente tetto passando appena sulla destra (S2, 27m. V e V sup.) Continuare per il diedro fin sotto al gran tetto triangolare ed uscirne sulla destra arrivando ad un altro diedrino, meno marcato ma più difficile se in libera, che tende verso destra e termina su una piccola cengia. Montare sulla cengetta, “passaggio del gatto” un po’ delicato che ognuno supera a suo modo, e seguirla per tre metri a destra fino alla sosta (S3, libro, 25m. VI) Verticalmente superare diritti lo strapiombo sopra la sosta e dopo un passo a sinistra si prosegue per il diedro tendente a destra. Oltre ad una piantina, si perviene ad un diedro e poi ad una cengia con albero sotto una liscia parete grigia. Si consiglia di traversare a sinistra una decina di metri per una facile cengetta con una strozzatura a metà (chiodo) fino a raggiungere nuovamente lo spigolo, oltre il quale, un paio di metri, si trova la sosta (S4, 30m. IV sup.) Rimontare il dorso dello spigolo per rocce sempre più facili fino a raggiungere dopo 35m. la cengia mediana (S5, 35m. IV inf.).

 L’Arrampicario - vie di roccia della Val d’Astico - Autore: Mario Schiro CAI sez. Arsiero - 2002.

Prima ascensione: U.Conforto,L.Toffoli e D.Zoppi 26 maggio 1935

 

Sengio Alto - Cima Cornetto - Direttissima

Chi dal Pian delle Fugazze voleva salire al Cornetto era costretto a portarsi per un buon tratto sulla strada per Campogrosso [Strada del Re] ed attaccare poi la mulattiera militare del versante sud-est, esposta al sole ed alquanto monotona. Oppure verso la zona delle Sette Fontane, e di li proseguire per sentieri, non sempre agevoli e difficilmente rintracciabili. Il nuovo itinerario elimina in parte questi inconvenienti ed offre a chi lo compie la bellezza suggestiva del Vajo, senza averne la lunghezza estenuante, ed un panorama insolito ed attraente.

Ha inizio dal versante nord, un centinaio di metri prima della malga Cornetto, per chi viene dal Passo, sulla strada dell' Ossario del Pasubio. Si sale dapprima per un tratto di prato, poi lungo un sentierino che porta ad un piccolo ma rapidissimo Boale. Superato questo, si continua a destra per un tratto di canalone che si lascia quasi subito per attaccare a sinistra un canalino terminante sotto uno spuntone solcato da due piccoli camini. Superando quello di sinistra [non difficile] si esce in un allargamento del Vajo Stretto [impressionante fenditura fra alte pareti strapiombanti, visibile anche dai pressi del Passo]. Si entra nel Vajo, raggiungendo un piccolo salto a strapiombo e privo di appigli [qui, in attesa di fissare una attrezzatura in ferro, e' stata posta una scala in legno]. Segue una specie di anfratto da cui si esce piu in alto attraverso un foro che da su una cengetta molto esposta. L' ultimo tratto [cento metri circa] e' senza difficolta, ma e' necessario fare attenzione perche' il terreno e' franoso. All' uscita del Vajo si presenta un largo vallone, coronato ad anfiteatro dalle belle cime sottostanti al Cornetto. Lo si costeggia a destra, poi si piega decisamente a sinistra su per un valloncello detritico, raggiungendo la mulattiera del versante sud-est, a circa 1650m. di quota. Da qui alla cima sono 20-30 minuti. Tempo complessivo due ore.

Non e' in realta difficile, pero e' consigliabile avere al seguito una corda specie nella discesa. 

Gruppo Escursionistico Scledense [GES] pubblicazione del 50mo - anno 1997

Prima ascensione: U.Conforto, R.Dalle Nogare, A.Rigon